Dal 1848 al 1861

 

L'opera di 'restaurazione' di Donato Morelli

 

P.zza V. MorelliDal suo posto di “Governatore Generale” Donato Morelli continua la sua opera di “restaurazione” dello Stato, diretta a tranquillizzare il famoso Comitato di “proprietari”, che aveva diretto l’insurrezione cosentina. Un altro decreto dell’8 settembre 1860 aumentava la pressione contro i contadini fino a giungere alla persecuzione e alla minaccia: <<Tutti coloro che avranno diritto ad esercitare gratuitamente gli usi del pascolo e semina nelle terre demaniali della Sila, e che in qualunque modo distruggeranno gli alberi esistenti tanto nelle cosiddette Camere Chiuse, quanto nelle terre soggette all’uso di pascolo e di semina, decaderanno dal diritto loro accordato con il decreto del 31 agosto>>. Art. 2: <<Gli autori principali, i promotori, i complici della distruzione, in qualunque modo operata, saranno perseguitati e puniti con tutto il rigore delle leggi>>. I contadini affamati “protestano”, alcuni si danno al brigantaggio. Una delle cause maggiori del piccolo “brigantaggio silano” nel ’60 è da attribuirsi al mancato riconoscimento degli “usi civici” ai contadini Brigantidei casali. Donato Morelli interviene con estremo rigore e i suoi decreti contro il brigantaggio hanno sempre, come sottofondo, la <<difesa e la protezione della proprietà>>, nel momento stesso in cui tutti i membri del Comitato venivano chiamati a dirigere, nei diversi settori, il Governo della Provincia (decreto 4 settembre 1860), riconosceva al barone Francesco Ruzzolino la “Difesa” Cozzolini e il diritto di richiedere il risarcimento dei danni <<per frutti indebitamente percepiti dal passato Governo>>. Il ruzzolino era stato il Presidente del Comitato rivoluzionario. Veniva persino modificato il decreto di Garibaldi del sale, e il prezzo riportato a 6 grani il rotolo (decreto 21 settembre). Nel mentre la “rivoluzione” procede alla sistemazione della Provincia cosentina, si arriva al 21 ottobre che è il giorno fissato per il plebiscito. Si ha in provincia un risultato eccezionale: 108.777 si e 65 no. Nella zona di Rogliano abbiamo questi dati: Rogliano 1168 si; Marzi 325; Belsito 250; Mangone 476; Santo Stefano 432; Parenti 347; Scigliano 790; Carpanzano 392; Pedivigliano 516; Colosimi 406; Bianchi 280; Figline 219;: Cellara 324. A Cosenza si ebbe un solo no, a S. Vincenzo la Costa. Negli altri distretti vi furono 5 no a Mormanno; 3 a Laino; 12 a Oriolo; 4 a Canna; 1 a Verbicaro; 2 a Orsomarso; 3 a Caloveto; 13 a Corigliano; 6 a Bocchigliero. L’adesione e la fedeltà all’Italia Unita appariva quasi totale. Ma apparivano molte riserve e molto assenteismo; e molti sospetti sulla regolaritFamiglia Savoiaà del plebiscito. Non abbiamo comunque notizie sull’andamento del plebiscito. Tutto fu accettato passivamente, tranne che a Cosenza, dove secondo uno scritto di Gaetano Ugo Clausi sul Monitore Bruzio del 24 ottobre 1860, <<Spettacolo commovente e sublime è stato quello che il popolo di Cosenza ha offerto nel dì della votazione. Non mai una unanimità di volere simile alla sua, narra la Storia: le classi tutte de’ cittadini comprendevano il nobile ufficio a cui la Provvidenza le chiamava>>. A Cosenza la sede per la votazione fu la chiesa di S. Francesco di Paola; vi fu un discorso di Mariano campagna; una sfilata di cittadini aperta da Domenico Frugiuele. A Rogliano, centro essenziale di tutta quella vicenda storica e Comune di residenza dei Morelli, vi fu una altissima percentuale di votanti aventi diritto e molto entusiasmo. Il Comune di Donato Morelli accettava l’Italia unita nel programma di Garibaldi, interpretato dai “proprietari silani del Comitato rivoluzionario di Calabria Citra. 

 

Foto: archivio Ferdinando Perri

 

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