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Dal 1848 al 1861
La resa di Soveria e l'arrivo di Garibaldi a Rogliano
La resa di Soveria aprì a Garibaldi la strada della conquista definitiva della parte continentale del Regno di Napoli. Garibaldi attraverso Carpanzano e Marzi arrivò a Rogliano il 31 agosto 1860 accolto al rione Serra da una popolazione festante. Si recò a Palazzo Morelli accompagnato da Donato e da Vincenzo, da Saverio Altimari. Parlò nella piazza antistante al palazzo, ricevè cittadini. Proprio a Rogliano il problema calabrese assume particolare significato sociale per via dei decreti garibaldini sulla Sila. La lotta per gli “usi civici” che proprio fino a quel momento era stato il tema centrale del contrasto sul piano economico-sociale tra i proprietari silani e il Governo borbonico per i decreti del 1838 e ’43 e che il Commissario Civile Pasquale Barletta stava risolvendo avendo già emesso le prime sentenze, sembrava concludersi a favore dei contadini e con l’aiuto dei “massimi” esponenti delle usurpazioni. Nel nome di Garibaldi si scontravano proprio a Rogliano direttamente le forze sociali che avevano determinato fino a quel momento la storia cosentina. Garibaldi si rese consapevole dei motivi della lotta. Favorì e volle favorire i contadini anche se nella sua decisione vi rimase qualche piccola indecisione: era circondato da grossi proprietari silani, benemeriti e compromessi ormai con i Borboni. Ecco di “decreti” di Rogliano:
1. E’ abolita la tassa sul macinato per tutte le granaglie eccettuato il frumento, per il quale è conservata la tassa esistente nei diversi Comuni.
2. Il prezzo del sale è alla data di quest’oggi ridotto da grani otto a grani quattro per ciaschedun rotolo (Rogliano, 31 agosto 1860).
E con un decreto a parte:
<<Gli abitanti di Cosenza e Casali esercitano gratuitamente gli usi del pascolo e semina nelle terre demaniali della Sila. E ciò provvisoriamente sino a definitiva disposizione>> (31 agosto).
Questi i decreti di Rogliano di Garibaldi che debbono essere considerati in connessione alla nomina di Donato Morelli a Governatore della Calabria Citeriore. Garibaldi aveva risolto così, con tre brevi decreti, grossi problemi all’agricoltura calabrese. La questione degli usi civici e della demanialità della Sila rimontano al tempo degli Angioini, diritto sempre contrastato dai proprietari. La presa di posizione favorevole agli <<abitanti di Cosenza e Casali>> sembrava una decisione rivoluzionaria, in contrasto con le sentenze dei Borboni che pure avevano emanato i decreti del ’38 e del ’43, ma soprattutto in aperta contrapposizione a proprietari come i Morelli, i Campagna, i Ruzzolino, i Campagna che avevano aderito al programma di “Italia e Vittorio Emanuele”. L’Italia unita arrivava in Calabria con il vessillo della rivoluzione sociale e della giustizia. Ma come si comportano i Morelli con il Comitato dei “proprietari” che avevano tutto sperato dalla’rrivo di Garibaldi? Vogliamo precisare che il problema della “tassa” sul macinato e del prezzo del sale erano due grossi problemi della Calabria del 1860. I contadini erano infatti pagati in natura per il loro lavoro nei campi, e specialmente in “granaglie” e in altri prodotti. Il “macinato” era una tassa prevalentemente popolare e pagata dai contadini. Cos’ì come il sale, era un prodotto necessario alla alimentazione di un “paese contadino” che viveva di economia agricola, e, nonostante l’attivissima miniera di Lungo, era di difficile reperimento, e costituiva di per sé un grave onere per le popolazioni campagnole. I “debito” dei contadini derivano anche da questo. Donato Morelli, dunque, diventato Governatore di Cosenza non rinunzia, in quel periodo di incertezza giuridica, alla difesa “di classe” alla tutela del gruppo di grandi proprietari terrieri che lo aveva espresso. E appena cinque giorni dopo la partenza di Garibaldi, con decreto del 5 settembre 1860, reintegra nel possesso tutti i “proprietari usurpatori”. <<Il conceduto esercizio degli usi civici non pregiudicherà al diritto che hanno i proprietari di far valere le loro ragioni avverso le ordinanze dei passati Commissari, in forza dei quali i loro antichi possessi in tutto e in parte sono stati reintegrati al Demanio ed ai Comuni; diritto che loro resta riservato e che sarà rispettato per quei proprietari che hanno fatto revocare le ordinanze Commissariali emesse>>. Era la testimonianza ormai “scoperta” dei motivi di “classe” che avevano animato i grandi proprietari terrieri ad aderire al movimento garibaldino. Era la sconfessione dei decreti del 31 agosto. Ed il rifiuto delle premesse di giustizia che stavano alla base del Risorgimento meridionale. Garibaldi aveva anche altrove emesso decreti per la restituzione delle terre demaniali ed altri ne emanerà (in basilicata), ma lo “Stato” che sorgeva non intese affatto riconoscere la validità di quei decreti; e lo stesso Garibaldi non fece molto per renderli esecutivi. Lo “Stato”, la “classe dirigente” in Calabria sorgeva dunque così: contro i contadini. I quali, purtroppo, non fanno nulla per rivendicare le “terre” demaniali e “comuni”.
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